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lunedì 30 maggio 2011

Trentadue meno uno.


Domani dovrò farmi togliere un dente.
Una parte di me se ne andrà.
Ho condiviso tanto col mio dente.
Prima era uno dei trentadue, ma ora è lui, il molare che se ne andrà per sempre per trasformarsi in chissà che cosa, in un lontano futuro.
Lascerà un bel buco nella mia bocca … un vuoto che verrà riempito nei miei pensieri ogni volta che la lingua, orfana del malaugurato dente, andrà a cadere proprio lì, dove era solita trovarlo.
Lo cercherà invano.
Al suo posto tra molti mesi arriverà un sostituto, artificiale, nuovo di zecca, che cercherà di farsi amare come quello vecchio.
Presto mi abituerò a lui, ma il ricordo di tante masticate e sedute dal dentista insieme, non si cancellano così facilmente.
Questa sarà la nostra ultima notte insieme.
Ceneremo con pollo e spinaci, ci godremo l'ultimo boccone.
Ci concederemo forse un po' di cioccolato, per addolcire questi ultimi momenti insieme.
Faremo insieme un ultimo sorriso, che tanto ci manca in questi giorni.
Poi l'ultima strofinata, dolce, energica, igienizzante.
Non c'è alternativa, caro il mio molare, ci dobbiamo separare.
Non avere paura quando verrai estratto, soffriremo insieme, per una volta ancora, la più intensa.
Ritornerai al mondo … un' altra parte di me se ne va, il ciclo continua.

domenica 15 maggio 2011

Domenica mattina onirica.

Questa notte ho sognato dell'amore di due donne, giapponesi, una sui 40 anni e l'altra più giovane, 25 o 26 anni.
Nel sogno si conoscono in un tempio shintoista o buddista, non ricordo bene.
Le vedo amarsi in un'immagine sfocata dalla luce filtrata dai fusuma ( le porte scorrevoli decorate tipiche della casa tradizionale giapponese ).
Sono nude con gli occhi chiusi, coccolate dalla pace dei loro sensi, abbandonate l'una all'altra in un quadro dai contorni e colori delicatissimi.
Quella che mi fa uscire dal sogno è l'immagine di un loro album di fotografie, di una vacanza al mare, forse ad Okinawa.
Sono le tipiche foto delle vacanze, con facce buffe, autoscatti, inquadrature subacquee, sorrisi, abbracci e strambe foto dei piedi con lo smalto vivace.
Sono insieme, a consolidare il loro legame e pronte a partire per la vita insieme.
Mi sono svegliato commosso e tranquillizzato da questa immagine.
Così mi sono messo a scrivere.
Ho alzato tutte le tapparelle di casa, aperto qualche finestra per cambiare l'aria stantia della notte e, accompagnato dai miei pensieri ho svuotato la lavastoviglie.
L'ho fatto lentamente, come tutti i gesti di questa domenica mattina.
Adoro muovermi con calma ed assaporare tutto quello che mi accade intorno.
Tutta la casa si stiracchia scricchiolando, per affrontare il giorno che inizia.
Con lentezza percepisco i suoni della strada, il treno, l'aria che entra e fa sbattere le porte.
Aspetto che il latte sul fornello sia caldo, faccio il caffè e apparecchio la tavola per fare colazione.
La mattina entra nelle narici col profumo della brioche integrale con la crema al cioccolato fondente, del caffè e latte e delle fragoline che ho appena lavato.

Osservo tutto quello che mi circonda, lo sento in modo genuino, nuovo … come se le immagini che entrano dagli occhi passassero velocemente dal cervello lì vicino e, lungo la strada verso il cuore si trasformassero nella loro vera essenza, più intima, nota solo a me.
Il forte vento che inizia ora a soffiare, porterà via le nuvole che ieri hanno bagnato il mio sabato pomeriggio.
Oggi il cielo sarà azzurro con tanti riccioli di nuvole e un bel sole, ne sono certo.

mercoledì 4 maggio 2011

4 aprile 2011

Questa mattina mentre rientravo a casa dalla lavanderia ho notato un annuncio funebre ( che non guardo mai ) con su scritto un nome familiare: Franco …... ( non riporto il cognome ovviamente per privacy ).
Parcheggio l'auto per controllare, è proprio lui, il mio ex-compagno delle elementari.
Di lui ho un ricordo vago, so che viveva vicino casa mia e lavorava col padre in un distributore di benzina.
A scuola non era molto bravo, anzi mi pare fosse uno di quelli che si diceva fossero “gli ultimi della classe”, questa è l'immagine più remota che mi sia rimasta nella mente.
Poi mi ricordo di averlo intravisto lavorare col padre nella stazione di servizio che costeggia la strada che spesso faccio per andare a …....
Ho saputo da un mio cliente che suo padre era morto tre o quattro anni fa.
Prima di pranzo mi sono pure recato alla chiesa della mia parrocchia per vedere quando fosse il funerale: oggi alle 15:00.
Pensieroso se andarci o meno sono tornato a casa.
Sono rimasto al lavoro per tutto il pomeriggio; niente funerale.
Un po' mi è rincresciuto non andare, anche solo per fare le condoglianze alla mamma.
Prima di cena poi sono uscito per fare un giro in bicicletta, per farmi cullare dai primi grilli nelle campagne intorno a casa.
Durante la mia pedalata passo per la fattoria di una mia ex compagna delle elementari e la trovo lì col figlioletto e la mamma.
Mi fermo a scambiare due chiacchiere.
Chiedo di Franco, di come sia accaduto.
La mia amica mi svela che si è tolto la vita impiccandosi …
Sono raggelato.
E' il terzo amico in questi anni che fa una scelta così estrema.
Parliamo un po' dell'accaduto, del fatto che Franco fosse depresso e abbia tentato il suicidio già una volta e che la mancanza del lavoro sia stata decisiva e fatale.
Ci siamo congedati col solito “rivediamoci con notizie più serene”, sono rimontato in sella e son tornato verso casa.
Sulla strada del rientro ho pensato tanto a te Franco, al fatto che non ti conoscessi per niente, che non saprò mai se magari avrei potuto aiutarti, anche se non ero tuo amico.
Non mi rassegnerò mai tanto facilmente al fatto che un ragazzo di 37 anni si tolga la vita, per un amore finito, per la mancanza del lavoro o per la sensazione di inadeguatezza al mondo odierno.
Io stesso sono molto fragile e vulnerabile e mi spaventa la facilità con cui la nostra mente vacilla, si fa lucida e ci porta a morire.
Franco la tua mamma vivrà ancora per te, ne sono sicuro.
Non saprò mai cosa ti ha portato veramente a decidere di morire.
Voglio credere che sia accaduto come alcune cose del mondo, in un attimo fugace e decisivo, di grande solitudine, con la quale tutti prima o poi dobbiamo confrontarci.
E' molto dura guardare dentro se stessi, può far davvero male e farci crollare.
Ciao Franco dal tuo ex-compagno delle elementari Andrea, troppo meschino per avere un ricordo migliore di te.
Scusami tanto e riposati bene.
La maestra delle elementari ci faceva spesso disegnare le stagioni … ora è primavera e il tuo disegno sarebbe per una volta da “primo della classe”.