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mercoledì 22 settembre 2010

Bac

Bac, con la “c” dolce, come in “bacio” ma senza “io”, in arte Luca Frontini.
Ho conosciuto Luca più di 10 anni or sono.
Abbiamo trascorso, insieme ad altri 8/9 malcapitati, l'anno del servizio civile alla Biblioteca di Tradate.
Un anno per me ricco di piacevoli ricordi e nuove amicizie.
Luca aveva finito il servizio qualche mese prima di me, lasciandomi il ricordo di un ragazzo sempre sereno, tranquillizzante, sognatore, attivo e molto attento alla vita intorno a sé.
Non ci si vedeva da qualche mese quando, sotto le feste di Natale, noto un pacchetto nella cassetta della posta.
Lo apro e ci trovo una piccola cornice in legno con una bella foto di un tramonto rosso e caldo, sul retro una semplice dedica : NATALE '98 BAC.
Ancora adesso tengo sopra i miei libri più cari questo bel regalo, che mi ricorda come al mondo ci siano persone pure come Luca.
Grazie Bac, la tua foto mi seguirà certamente in tutte le case che abiterò.
Luca adesso fa il fotografo; questo è il suo sito www.lucafrontini.it
Si è appena conclusa una sua breve mostra, ma tante altre arriveranno.
Nell'attesa lascio a lui le migliori parole per descrivere il suo bellissimo lavoro.

"Da Trieste a S.Alessandro è il racconto visivo di un viaggio, immaginario e concreto al tempo stesso, attraverso due vie di una piccola cittadina e attraverso svariate culture, costumi e soprattutto persone. Esseri umani con le loro storie, niente di più e niente di meno. Accostandomi al tema del rifugiato/immigrato, infatti, mi sono ritrovato inizialmente entusiasta, stimolato fotograficamente da tanta “diversità”, ma al tempo stesso sentivo la responsabilità di non cadere in un clichè ovvio e scontato, fatto di sofferenza e tristezza, perché tutto ciò avrebbe solamente rafforzato la distanza che li separa dalla nostra società. Credo infatti che il pregiudizio e la discriminazione nascano nel momento in cui si considera una persona attraverso un’etichetta e non attraverso una sensazione o un’emozione. Sentivo di avere la possibilità di rappresentare e documentare la vita di queste persone nella loro quotidianità, nella loro semplicità, ovviamente carica dei loro bagagli esistenziali e delle pessime condizioni di vita che avevano nei loro paesi d’origine, ma ho sempre fatto attenzione a non accentuare tanto il loro aspetto “sfortunato”, quanto invece il loro lato di persone da conoscere per ciò che realmente sono, senza l’etichetta di profugo o rifugiato, riconsiderando e mettendo in discussione il mio concetto di uguaglianza. Ho intrapreso questa esperienza nello stesso modo in cui intraprendo i miei viaggi: con tanta curiosità e soprattutto libertà mentale. Mi sono ritrovato in mezzo a tanta accoglienza e proprio come in ogni viaggio degno di questo nome mi sono affidato ai sensi e alle emozioni, condividendoli piacevolmente con le persone che ho incontrato. Mi sono lasciato trasportare dai loro racconti, dalle loro foto, dai loro abiti e mi sono effettivamente ritrovato tra sofferenze, stenti, viaggi interminabili, ma anche e soprattutto tra sapori, terra, sonni sotto cieli stellati, animali, giochi, amori…parte di tutto ciò l’ ho fotografato, il resto è nel mio cuore. Alcuni di loro mi hanno detto che nel momento in cui li ho fotografati si sono sentiti ad un punto di arrivo, è stato come se il loro lunghissimo viaggio fosse finito in quel momento perché potevano raccontarlo a qualcuno. Mi piacerebbe che le immagini potessero trasmettere ciò che loro hanno da raccontarci. Credo che l’unico modo per conoscersi sia guardarsi negli occhi, perché così non si può mentire e mi auguro che tutti gli sguardi che ritrovate in queste foto possano portarvi ad un approccio diretto e sincero verso tutto ciò che è differente da voi, almeno in apparenza, per poter effettivamente conoscere questa diversità e comprendere che così diversa non è. Possono cambiare le dinamiche, le modalità, ma non certo la natura umana! Vi auguro un buon viaggio."

martedì 21 settembre 2010

Megumi Kato.

Megumi Kato 加藤愛(かとう めぐみ) è una cantante giapponese bravissima.
Ha inciso per ora un album e si esibisce spesso live con la chitarra acustica.
Adoro tutte e dico tutte le cover che interpreta, da ascoltare assolutamente.
Di seguito Kaze Ni Naru - 風になるda Neko No Ongaeshi - 猫の恩返し(del maestro Miyazaki) e Lupin III – ルパン三世.
Buona visione e ascolto.




Ciao Sbirulino ...


Sbirülin della Mondaini !
Così mi chiamava il nonno quando veniva a trovarmi a casa.
Mia mamma mi ricordo portava un caschetto biondo e occhialoni da sole alla Mondaini, anche se io avrei preferito vederla truccata da Sbirulino, va beh!
Con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini se ne va per me un'epoca irripetibile di televisione, varietà e cinema.
Insieme a loro ricordo i volti di tanti personaggi dello spettacolo che riempivano le mie serate in famiglia davanti alla TV: Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Alberto Sordi, Nino Manfredi (che per me sarà sempre Mastro Geppetto), Rita Pavone, Corrado, Gino Bramieri, Macario (indimenticabile nella pubblicità del panettone Galup) e molti altri.
Di Raimondo e Sandra la prima immagine, o meglio video, che mi torna alla mente è la sigla di chiusura della trasmissione “Noi … no”, “Ma quant'è forte Tarzan”.

Quanti ricordi affiorano adesso che ho 37 anni su quegli anni dell'infanzia, trascorsi con Sbirulino, Calimero, "Supergulp, fumetti in tv" e il gruppo TNT, Goldrake & co., aspettando il sabato sera per guardare i cartoni di Scacciapensieri alla TV Svizzera.



Oggi, pochi mesi dopo Raimondo, se ne va anche Sandra e sento un po' un nodo alla gola.
Per me rimangono la coppia inossidabile che sdrammatizzava la vita e viveva il proprio amore in modo sincero e personalissimo …. un abbraccio grande.
Ciao Sandra e Raimondo.

lunedì 20 settembre 2010

Shugendô Now



Shugendô (The Way of Acquiring Power).
Moderni Giapponesi che seguono un' antica pratica religiosa alla ricerca della propria spiritualità sulle montagne.
I praticanti, attraverso ardue scalate ed immersi nella pace e bellezza della natura, purificano le “sei radici della percezione”, rivitalizzano la loro energia e si ricollegano alla loro più vera natura, per poi ritornare rinnovati alla vita di città.
Da vedere e testare.

giovedì 16 settembre 2010

Il ragno e l'ambrosia.

Tra un po' da bravo “pensionato” mi lascerò andare tra le braccia di Caer Ibormeith (dea Irlandese del sonno e dei sogni dalle fattezze di un cigno, più sexy di Morfeo).

Prima però voglio annotare il rischio terribile a cui sono andato incontro questa sera e la bella nottata semi-in-bianco di ieri.
15 settembre 2010 ore 3:00 sento la mia morosa alzarsi dal letto, soffiarsi il naso tappato e mocciosissimo, causa allergia all'ambrosia (mi pare) e dirigersi in bagno.
Sento scorrere l'acqua del lavandino una, due, tre volte, uno starnuto, poi un altro e già mi dico: che rompicoglioni, cazzo sta facendo !
Ore 3:30 la sento in successione starnutire, soffiarsi il naso, consumarmi tutta l'acqua del lavandino, farsi la doccia e accendere il fon.
A questo punto mi sorge un dubbio: è impazzita.
Mi alzo, vado in bagno e me la trovo effettivamente presa con la messa in piega:
Io: “Amore che cosa fai ? Stai bene ?”
Lei: “Non riuscivo a dormire per l'allergia così mi sono fatta i capelli.”
Io (mentalmente): adesso ti strozzo !
Io: “Tesoro ma l'hai preso l'antistaminico ?”
Lei: “No (ridendo) mi sono dimenticata anche di comprarlo in farmacia.”
Io: “Cazzo ridi ! Tra quattro ore devi andare a Parigi per due giorni, mi dici come fai ????”
Lei: “No no no, tranquillo, passa, poi compro la medicina in Malpensa.”
Io: “Sì come no, siamo sempre in ritardo, ci manca che passiamo anche in farmacia. Va beh andiamo adesso.”
Lei: “No no no, va bene così, ti riempio la casa di kleenex gocciolanti, russo come un carlino e via !”
Io, terrorizzato all'idea, accendo il computer e, in men che non si dica, trovo le farmacie di turno a Varese, carico la morosa in auto e alle ore 4:30 siamo già di ritorno con l'antistaminico salvifico già somministrato.
Morale non ho dormito un cazzo e devo pure portarla all'aeroporto per le 7:30 … quanto ti amo tesoro … fortuna che parti per un po'.
Mi trascino per tutta la giornata, dato che se non dormo le mie 8/9 ore sono un grande invalido e verso le 20:30, abbioccato da far paura, scendo le scale per andare a chiudere la porta di casa e mettere l'antifurto.
Non faccio in tempo ad aprire la porta per chiudere anche il cancello esterno, che mi trovo di fronte, ad altezza naso, il ragno più grosso e raccapricciante del mondo !
L'infame era intento ad ultimare la ragnatela a misura uomo per intrappolarmi e farsi la scorta di carne umana per l'inverno.

Fortuna che mi sono accorto in tempo !
Con un colpo di reni faccio un balzo indietro e, caricati i polmoni (perché a toccarlo avevo un po' senso) soffio via il ragnaccio e la sua trappola.
Scampato pericolo.
Mi sono ripreso dal torpore giusto per scrivere queste righe … adesso a meno che un ragno nipponico dalle fattezze femminili e con l'allergia all'ambrosia non venga a tormentarmi in sogno vado a letto.
Oyasumi.