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martedì 28 dicembre 2010

Comunicazione importante per Luciano Bottiani.

Da grande no fumerò mai” ti ricordi ?
Te l'avevo scritto su di un biglietto a 5 o 6 anni.
Tu lo conservi ancora nel portafogli da ormai 31 o 32 anni.
Hai visto papà ? Ho mantenuto la promessa.
Ti lascio una copia di questo ricordo e alcune fotografie per farti compagnia: c'è la mamma, ci sono io che sorrido , io e Mariko (così non ti preoccupi e stai tranquillo; non sono da solo) ed io e te che ci teniamo la mano sul letto d'ospedale al Camelot.
Ti do i tuoi occhiali, così puoi leggere bene quello che ti scrivo.
Dato poi che ultimamente mi cercavi sempre al telefono, ti do anche un biglietto da visita della tua “bottega” la Vulcanizzazione Moderna di Bottiani Luciano & C. S.n.c. e il mio numero di cellulare, così se mi cerchi sai dove trovarmi.
Papà non riesco ad immaginare che ora tu non ci sia più, qui con me.
Oggi però sono più forte, non sarò più “tragicomane” come mi dicevi sempre e migliorerò il mio caratteraccio, che tu dicevi essere come quello di mamma.
Ti prometto che sarò più tranquillo e sereno, penserò alla mia salute, starò attento ai soldi, proverò ad aggiustare le cose prima di buttarle via e troverò una soluzione a tutti i problemi, proprio come facevi tu e mi hai insegnato.
Non starò lì a rimuginare sulle cose, sarò deciso, non rimanderò, ma mi metterò a realizzare, perché ho scoperto il piacere del “fare”.
Ho imparato tantissimo da te, stai tranquillo.
Io mi sistemerò, te lo prometto, sarai orgoglioso di me.
Mariko ci vuole bene e ci è stata accanto fino in fondo, è una persona d'oro.
Sa prendermi e tranquillizzarmi, un miracolo !
Faremo una famiglia insieme e forse arriveranno anche dei nipotini, tu però non diseredarmi perché ti faccio nonno, va bene ?
Ti voglio bene tantissimo, sei la migliore persona del mondo per me, il mio eroe, amico, fratello e padre.
Mi hai insegnato l'indipendenza, il valore del denaro, l'educazione e l'onore nella vita e nel lavoro, le tue qualità più grandi.
Ci sono tantissime persone ( amici, parenti, colleghi e clienti) che ti rispettano e stimano per la tua disponibilità ( ti ricordi, dicevi di essere accondiscendente come Bambi della Disney ), la tua correttezza nella vita e nel lavoro, il tuo impegno e l'amore che mettevi in tutto ciò che facevi.
Hai commesso qualche errore, me chi non lo fa ?
I tuoi errori poi sono stati fatti tutti a fin di bene, per la tua famiglia, che veniva prima di tutto, a volte anche prima di te stesso.
Io e la mamma te ne siamo grati ed io ti onorerò per sempre.
Io non potrò mai essere come te, sei troppo grande, ma sarai l'esempio per me nel futuro.
Io ci sono e se vorrai venirmi a trovare ti aspetto.
Grazie per tutto quello che hai fatto per me: per la pazienza infinita, il lavoro, il benessere che non mi è mai mancato, la serenità in famiglia, l'amore incondizionato che hai saputo donarmi sempre, nonostante tutto, gli abbracci per proteggermi e consolarmi, la presenza, la casa, la mia e la nostra vita insieme.
Scusami se spesso mi sono arrabbiato, sono stato debole, indeciso, pigro, cattivo, prepotente, se a volte ti ho abbandonato o non ti ho detto stai tranquillo, ti voglio bene …
Gli ultimi giorni insieme sono stati meravigliosi nonostante la tua malattia, ci siamo detti quanto ci vogliamo bene, ci siamo dati tanti baci e tante carezze … non è mai mancato l'amore tra di noi.
Oggi ho trovato una vecchia fotografia: ci siamo tutti, io da piccolo senza i denti davanti, tu e la mamma. Siamo insieme e sorridiamo, siamo noi, una famiglia.
Quanto vi amo a te e mamma, non potete immaginare.
Mi avete dato tutto e tanto in più.
Non vi dimenticherò mai, sopravviverete in me, nei miei pensieri, nei miei gesti, nelle mie parole, nella mia vita.
Spero tu riesca a leggere la mia calligrafia, nel dubbio ti lascio questa copia dei miei pensieri scritta al computer, con qualche aggiunta e modifica alla versione scritta a mano.
A proposito di computer, ogni tanto giocherò a carte come facevi tu ultimamente.
In più ti voglio dire che sul mio sito http://www.nantonaku-yume.com/ ho scritto di te, così adesso sei ancora più conosciuto.
Adesso ci penso io alla casa, alla bottega, a tutto, stai tranquillo, metto l'antifurto e chiudo bene, riposati e stai sereno con la mamma.
Rilassati e stai a vedere cosa farà tuo figlio, il tuo “ciccio” farà il bravo, come tante volte mi hai chiesto.
Ogni tanto pensa a me, io lo farò sempre.
Ti renderò onore tutti i giorni della mia vita.
Ti lascio anche i tuoi sigari, un pacchetto solo però, con dei fiammiferi, così quando ti va ti puoi rilassare un po'.
Mariko ti vuole bene e ti saluta tanto, le mancherai.
Le dispiace non averti conosciuto meglio, ma ci penserò io a raccontarle che uomo speciale sei, anche se so che l'ha già capito da sé.
Adesso ti lascio andare, ma non ti preoccupare, tornerò a scriverti e a parlare con te nelle mie preghiere.
Farò ogni cosa bene, come facevi tu, non mi lascerò abbattere e lotterò tutta la vita, vedrai !
Tu, dopo aver lavorato tanto per me e la mamma, adesso riposati, non troppo però, perché io avrò sempre bisogno di te e ti chiamerò spesso.
Ti chiedo un'ultima cosa, ringrazia quanto prima tutto il personale del nucleo Altachiara del Camelot di Gallarate dove eri ricoverato ultimamente.
Grazie a loro abbiamo potuto trascorrere insieme dei momenti stupendi, nonostante la malattia.
In particolare ringraziamo il dr. Marco Scaltritti, lo psicologo Pietro Mignano, le infermiere Elena, Antonella e Aurelia, gli O.S.S. Isabella, Laura, Claudio e Giovanni.
Un abbraccio grandissimo e la gratitudine di una vita vanno da parte mia ad Elena, Isabella, Giovanni e Pietro: grazie a loro ho potuto avere la serenità e l'energia per poterti stare vicino sempre.
Perdonami se non ti ho curato a casa, ma stai sicuro che al Camelot hai ricevuto le cure migliori, con l'intenzione di tornare presto a casa.
Ho fatto la scelta giusta per il tuo benessere, fidati di me.
Infine ringraziamo insieme Emanuela per essersi data da fare ed averci fatto conoscere la signora Francesca che ti ha accudito amorevolmente e con mille attenzioni sia all'ospedale di Gallarate che al Camelot.
Ti chiamava “nonno”, cosa che a te magari scocciava un po', ma con lei riuscivi persino a mangiare.
Tante altre persone ci hanno aiutati e mi staranno vicine in futuro, ringraziamo tutti, poi tu lascia un pensiero a chi vuoi in privato, va bene ?
Se c'è qualche errore di scrittura od ho dimenticato qualcosa, scusami, ma sono emozionato nel dirti tutte queste parole.
Adesso ti lascio andare davvero, ti abbraccio e bacio fortissimo.
Per me vivrai sempre.
Ciao “capo”, tu sei il mio papà.

domenica 26 dicembre 2010

Ciao papà.


25 dicembre 2010 h. 22:40 papà se n'è andato.
Oggi pomeriggio dopo che ti ho aiutato a sistemarti nel letto mi hai guardato con gli occhi pieni d'amore, da bambino e mi hai accarezzato la fronte, con la mano gonfia e debole, ma calda e dolce come non mai …
Io ti ho detto: “va beh, ho un po' di rughe, fa niente.”
Tu mi hai guardato come per dirmi: “ti volevo accarezzare e ringraziare per tutto l'amore che mi dai” … o così mi piace immaginare …
Quando ti ho lasciato per tornare a casa a dormire un po' mi hai guardato leggermente deluso che non restassi lì con te, ma, con la benevolenza di sempre mi hai detto: “Vai, vai” forse sicuro di rivedermi l'indomani.
Ti amerò per sempre “capo” … mi mancherai tantissimo …
Ciao papà Luciano.

giovedì 23 dicembre 2010

Mi vuoi bene ?

Le parole scritte qui si riferiscono alla giornata di ieri: mercoledì 22 dicembre 2010.
Oggi sei sveglio papà.
E' stata una giornata un po' agitata.
Dopo averti aiutato a girarti nel letto per alleviarti il mal di schiena, ti ho preso il gelato al caffè che volevi, ti ho aiutato a pranzare (volevi la polenta, ma c'era solo il purè col ragù), a cenare con una bella tazza di latte che ti piace tanto, ti ho stretto le mani, che non mi hanno mai picchiato ma solo accarezzato ed ho ascoltato il tuo respiro uscire dalle labbra che mi hanno sgridato, ma mai spaventato.
Verso sera, prima di tornare a casa e lasciarti un po' con Francesca che ti è venuta a trovare, mi sono avvicinato e ti ho chiesto: “Allora mi vuoi un po' bene ?” Prima con un filo di voce, poi con un po' di sforzo mi hai risposto: “Molto !”con lo sguardo innocente che hai quando dici qualcosa in cui credi veramente.
Anche io ti voglio bene” ti ho detto prima di baciarti sulla fronte.
Mi sono chinato su di te chiedendo: “Dai ! Dammi un bacio” porgendoti la guancia, mi hai baciato per poi sorridere sereno.
Io ero felicissimo, oggi mi hai regalato il momento più bello della mia vita. Siamo insieme Capo, ora e per sempre.
Grazie per i tuoi meravigliosi regali: il tuo amore e la mia vita.

lunedì 20 dicembre 2010

Camminiamo insieme.

Io sono qui con te papone.
Ti sono vicino e ti guardo respirare a fatica per poi dormire un po', dolcemente.
So che tra poco ci lasceremo e volevo scriverti che ti amo tanto, che sei la migliore persona che conosco.
So che la tua più grande preoccupazione è il mio futuro ed io non ti deluderò più, sarai orgoglioso di me.
Vi amo tanto, tu e mamma.
Grazie per tutto quello che hai fatto per me, per avermi voluto bene tantissimo … non ti dimenticherò mai …
Ora tu e la mamma vivrete in me per sempre, nei miei gesti, nelle mie debolezze e nella mia nuova forza.
Sono orgoglioso di essere vostro figlio e di aver vissuto con voi fino in fondo.
Stasera io e Giuseppe abbiamo pregato per te, poi mi ha ricordato di quanto mi volevi bene … grazie papà.
Mi hai aiutato sempre, non mi hai mai abbandonato, ti sei stancato tanto … per me … ora io ci sono, vivrò per te … ciao capo … adesso puoi riposare.

venerdì 17 dicembre 2010

Io e te.


Scusami papà se non sono stato quello che volevi tu, se mi sono perso, arreso, se non mi sono impegnato, se non ti ho dato le soddisfazioni che ti aspettavi da me, anche per la mia serenità.
Non riesco a credere che te ne stai andando.
Ti vedo ogni giorno più debole, che muovi le gambe a fatica, anche se forse sai che non camminerai mai più ...
Non posso nemmeno abbracciarti e stringerti forte per proteggerti dal dolore, perché ti farei solo più male ...
Ti bacio sempre sulla fronte prima di lasciarti, la sera al Camelot e sento i tuoi capelli che sono più morbidi e così bianchi … vedo i tuoi occhi farsi opachi e cercare tutto ciò che non riesco a darti: il sollievo della guarigione e una risposta a tutto quello che ti sta accadendo.
Sono impotente e darei la mia vita per te.
Tu sei tutto per me, quell'amore incondizionato che non si ripeterà mai più nella mia vita.
C'è scritto "Famiglia Bottiani" vicino alla porta della nostra stanza, siamo noi ... io e te ...
Sei mio fratello, mio amico … per la prima volta scrivo delle parole senza controllo, escono dalla mia mano spontaneamente, con la naturalezza dell'amore.
Non lasciarmi “capo”, non lasciarmi …


mercoledì 22 settembre 2010

Bac

Bac, con la “c” dolce, come in “bacio” ma senza “io”, in arte Luca Frontini.
Ho conosciuto Luca più di 10 anni or sono.
Abbiamo trascorso, insieme ad altri 8/9 malcapitati, l'anno del servizio civile alla Biblioteca di Tradate.
Un anno per me ricco di piacevoli ricordi e nuove amicizie.
Luca aveva finito il servizio qualche mese prima di me, lasciandomi il ricordo di un ragazzo sempre sereno, tranquillizzante, sognatore, attivo e molto attento alla vita intorno a sé.
Non ci si vedeva da qualche mese quando, sotto le feste di Natale, noto un pacchetto nella cassetta della posta.
Lo apro e ci trovo una piccola cornice in legno con una bella foto di un tramonto rosso e caldo, sul retro una semplice dedica : NATALE '98 BAC.
Ancora adesso tengo sopra i miei libri più cari questo bel regalo, che mi ricorda come al mondo ci siano persone pure come Luca.
Grazie Bac, la tua foto mi seguirà certamente in tutte le case che abiterò.
Luca adesso fa il fotografo; questo è il suo sito www.lucafrontini.it
Si è appena conclusa una sua breve mostra, ma tante altre arriveranno.
Nell'attesa lascio a lui le migliori parole per descrivere il suo bellissimo lavoro.

"Da Trieste a S.Alessandro è il racconto visivo di un viaggio, immaginario e concreto al tempo stesso, attraverso due vie di una piccola cittadina e attraverso svariate culture, costumi e soprattutto persone. Esseri umani con le loro storie, niente di più e niente di meno. Accostandomi al tema del rifugiato/immigrato, infatti, mi sono ritrovato inizialmente entusiasta, stimolato fotograficamente da tanta “diversità”, ma al tempo stesso sentivo la responsabilità di non cadere in un clichè ovvio e scontato, fatto di sofferenza e tristezza, perché tutto ciò avrebbe solamente rafforzato la distanza che li separa dalla nostra società. Credo infatti che il pregiudizio e la discriminazione nascano nel momento in cui si considera una persona attraverso un’etichetta e non attraverso una sensazione o un’emozione. Sentivo di avere la possibilità di rappresentare e documentare la vita di queste persone nella loro quotidianità, nella loro semplicità, ovviamente carica dei loro bagagli esistenziali e delle pessime condizioni di vita che avevano nei loro paesi d’origine, ma ho sempre fatto attenzione a non accentuare tanto il loro aspetto “sfortunato”, quanto invece il loro lato di persone da conoscere per ciò che realmente sono, senza l’etichetta di profugo o rifugiato, riconsiderando e mettendo in discussione il mio concetto di uguaglianza. Ho intrapreso questa esperienza nello stesso modo in cui intraprendo i miei viaggi: con tanta curiosità e soprattutto libertà mentale. Mi sono ritrovato in mezzo a tanta accoglienza e proprio come in ogni viaggio degno di questo nome mi sono affidato ai sensi e alle emozioni, condividendoli piacevolmente con le persone che ho incontrato. Mi sono lasciato trasportare dai loro racconti, dalle loro foto, dai loro abiti e mi sono effettivamente ritrovato tra sofferenze, stenti, viaggi interminabili, ma anche e soprattutto tra sapori, terra, sonni sotto cieli stellati, animali, giochi, amori…parte di tutto ciò l’ ho fotografato, il resto è nel mio cuore. Alcuni di loro mi hanno detto che nel momento in cui li ho fotografati si sono sentiti ad un punto di arrivo, è stato come se il loro lunghissimo viaggio fosse finito in quel momento perché potevano raccontarlo a qualcuno. Mi piacerebbe che le immagini potessero trasmettere ciò che loro hanno da raccontarci. Credo che l’unico modo per conoscersi sia guardarsi negli occhi, perché così non si può mentire e mi auguro che tutti gli sguardi che ritrovate in queste foto possano portarvi ad un approccio diretto e sincero verso tutto ciò che è differente da voi, almeno in apparenza, per poter effettivamente conoscere questa diversità e comprendere che così diversa non è. Possono cambiare le dinamiche, le modalità, ma non certo la natura umana! Vi auguro un buon viaggio."

martedì 21 settembre 2010

Megumi Kato.

Megumi Kato 加藤愛(かとう めぐみ) è una cantante giapponese bravissima.
Ha inciso per ora un album e si esibisce spesso live con la chitarra acustica.
Adoro tutte e dico tutte le cover che interpreta, da ascoltare assolutamente.
Di seguito Kaze Ni Naru - 風になるda Neko No Ongaeshi - 猫の恩返し(del maestro Miyazaki) e Lupin III – ルパン三世.
Buona visione e ascolto.




Ciao Sbirulino ...


Sbirülin della Mondaini !
Così mi chiamava il nonno quando veniva a trovarmi a casa.
Mia mamma mi ricordo portava un caschetto biondo e occhialoni da sole alla Mondaini, anche se io avrei preferito vederla truccata da Sbirulino, va beh!
Con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini se ne va per me un'epoca irripetibile di televisione, varietà e cinema.
Insieme a loro ricordo i volti di tanti personaggi dello spettacolo che riempivano le mie serate in famiglia davanti alla TV: Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Alberto Sordi, Nino Manfredi (che per me sarà sempre Mastro Geppetto), Rita Pavone, Corrado, Gino Bramieri, Macario (indimenticabile nella pubblicità del panettone Galup) e molti altri.
Di Raimondo e Sandra la prima immagine, o meglio video, che mi torna alla mente è la sigla di chiusura della trasmissione “Noi … no”, “Ma quant'è forte Tarzan”.

Quanti ricordi affiorano adesso che ho 37 anni su quegli anni dell'infanzia, trascorsi con Sbirulino, Calimero, "Supergulp, fumetti in tv" e il gruppo TNT, Goldrake & co., aspettando il sabato sera per guardare i cartoni di Scacciapensieri alla TV Svizzera.



Oggi, pochi mesi dopo Raimondo, se ne va anche Sandra e sento un po' un nodo alla gola.
Per me rimangono la coppia inossidabile che sdrammatizzava la vita e viveva il proprio amore in modo sincero e personalissimo …. un abbraccio grande.
Ciao Sandra e Raimondo.

lunedì 20 settembre 2010

Shugendô Now



Shugendô (The Way of Acquiring Power).
Moderni Giapponesi che seguono un' antica pratica religiosa alla ricerca della propria spiritualità sulle montagne.
I praticanti, attraverso ardue scalate ed immersi nella pace e bellezza della natura, purificano le “sei radici della percezione”, rivitalizzano la loro energia e si ricollegano alla loro più vera natura, per poi ritornare rinnovati alla vita di città.
Da vedere e testare.

giovedì 16 settembre 2010

Il ragno e l'ambrosia.

Tra un po' da bravo “pensionato” mi lascerò andare tra le braccia di Caer Ibormeith (dea Irlandese del sonno e dei sogni dalle fattezze di un cigno, più sexy di Morfeo).

Prima però voglio annotare il rischio terribile a cui sono andato incontro questa sera e la bella nottata semi-in-bianco di ieri.
15 settembre 2010 ore 3:00 sento la mia morosa alzarsi dal letto, soffiarsi il naso tappato e mocciosissimo, causa allergia all'ambrosia (mi pare) e dirigersi in bagno.
Sento scorrere l'acqua del lavandino una, due, tre volte, uno starnuto, poi un altro e già mi dico: che rompicoglioni, cazzo sta facendo !
Ore 3:30 la sento in successione starnutire, soffiarsi il naso, consumarmi tutta l'acqua del lavandino, farsi la doccia e accendere il fon.
A questo punto mi sorge un dubbio: è impazzita.
Mi alzo, vado in bagno e me la trovo effettivamente presa con la messa in piega:
Io: “Amore che cosa fai ? Stai bene ?”
Lei: “Non riuscivo a dormire per l'allergia così mi sono fatta i capelli.”
Io (mentalmente): adesso ti strozzo !
Io: “Tesoro ma l'hai preso l'antistaminico ?”
Lei: “No (ridendo) mi sono dimenticata anche di comprarlo in farmacia.”
Io: “Cazzo ridi ! Tra quattro ore devi andare a Parigi per due giorni, mi dici come fai ????”
Lei: “No no no, tranquillo, passa, poi compro la medicina in Malpensa.”
Io: “Sì come no, siamo sempre in ritardo, ci manca che passiamo anche in farmacia. Va beh andiamo adesso.”
Lei: “No no no, va bene così, ti riempio la casa di kleenex gocciolanti, russo come un carlino e via !”
Io, terrorizzato all'idea, accendo il computer e, in men che non si dica, trovo le farmacie di turno a Varese, carico la morosa in auto e alle ore 4:30 siamo già di ritorno con l'antistaminico salvifico già somministrato.
Morale non ho dormito un cazzo e devo pure portarla all'aeroporto per le 7:30 … quanto ti amo tesoro … fortuna che parti per un po'.
Mi trascino per tutta la giornata, dato che se non dormo le mie 8/9 ore sono un grande invalido e verso le 20:30, abbioccato da far paura, scendo le scale per andare a chiudere la porta di casa e mettere l'antifurto.
Non faccio in tempo ad aprire la porta per chiudere anche il cancello esterno, che mi trovo di fronte, ad altezza naso, il ragno più grosso e raccapricciante del mondo !
L'infame era intento ad ultimare la ragnatela a misura uomo per intrappolarmi e farsi la scorta di carne umana per l'inverno.

Fortuna che mi sono accorto in tempo !
Con un colpo di reni faccio un balzo indietro e, caricati i polmoni (perché a toccarlo avevo un po' senso) soffio via il ragnaccio e la sua trappola.
Scampato pericolo.
Mi sono ripreso dal torpore giusto per scrivere queste righe … adesso a meno che un ragno nipponico dalle fattezze femminili e con l'allergia all'ambrosia non venga a tormentarmi in sogno vado a letto.
Oyasumi.

sabato 31 luglio 2010

Pausa forzata.



Mi scuso fin da ora con i pochi che seguono il mio blog e con chi mi stimola a scrivere più spesso.
Purtroppo ho avuto una rivoluzione improvvisa sul lavoro che sta assorbendo tutto il mio tempo e i miei pensieri.
A volte tocca proprio giocare con la "M".
Sto lavorando per tornare al più presto ad una nuova vita, più  serena piena di post(s) ^_^

mercoledì 7 luglio 2010

BRAAAP !



BRAAAP !!!!!
Onomatopea che traduce il suono del motore di una moto da cross quando "apre" il gas.
Il motocross è stato il primo sport che mi sono scelto da solo, dopo aver visto alla TV una gara del MotorShow di Bologna.
Avevo qualcosa come 13 / 14 anni, corsi subito dal mio vecchio e gli chiesi: voglio (verbo utilizzatissimo da me all'epoca) la moto per fare il cross.
Al che il mio vecchio rispose, come al solito, sì, va bene, nella speranza che mi sarebbe passata di lì a poco, come tante altre volte era successo.
Ma stavolta ero convinto, come lo sono stato inseguito con lo snowboard, e non ho mollato, la moto doveva arrivare ed essere da cross.
Non mi interessava per niente avere il motorino, come i miei coetanei, per andare in giro a fare le "penne" (non quelle da mangiare), io invece volevo fare i salti, le derapate, andare in fuoristrada, con casco e tutto il resto.
Per questo dopo un po' i miei hanno ceduto, visto che in una pista e con tutte le protezioni del caso sarebbe stato più difficile farmi male.
E avevano ragione ! Non mi sono mai rotto nulla con la moto.
Fatto sta che, dopo varie peregrinazioni col mio vecchio, arriviamo all'acquisto del mezzo: KTM 80 MX.
Casco, stivali, guanti e tutto il necessario per non fracassarmi, perfetto.
I primi BRAAAP li ho fatti in una pista da mini-cross a Cairate, dove mi sono divertito un mondo.
Poi sono passato e mi sono radicato (nel senso che non ho girato in altre piste) a Gorla Minore su di una pista più grande.
La mia "carriera" è stata travagliata dai furti, ben 2, delle mie adorate moto.
Il mio primo acquisto è sparito dal garage una notte di Capodanno, così come la seconda, in seguito ritrovata solo quando ne avevo già presa un'altra. Per un periodo mi sono trovato con ben due KTM a casa.
Dopo di che i furti cessarono.
Il passaggio successivo è stato al 125, questa volta Yamaha YZ 125, prima nel 1989, poi l'ultima nel 1991.
I ricordi più belli che ho del motocross sono le uniche due gare che ho fatto (5° su 10 la prima, 21° su 25 la seconda ... che scarso) e tutte quelle domeniche passate in pista a fare giri su giri, solo per divertirmi, senza alcuna smania competitiva.
La velocità, i salti, l'odore della terra umida e dell'erba il mattino presto, il BRAAAP fuori da ogni curva e sui rettilinei, le gare a cui ho assistito, il trambusto dei box, gli autografi dei campioni, lo stare all'aria aperta, tutto questo e ancora di più mi sono regalato con questo sport.
Il motocross inoltre è stato per me l'accesso allo snowboard, infatti una volta appeso il casco al chiodo mi sono messo la tavola ai piedi (sempre col casco però).
Con lo snowboard la mia vita è un po' cambiata, sicuramente in meglio e ho scoperto uno sport per me fondamentale, meravigliosa unione di movimento e calma mentale.
Grazie papà per la prima moto che mi hai comprato tanti anni fa, se non ci fosse stato il motocross, probabilmente non sarei arrivato allo snowboard, perdendomi una delle più belle esperienze della mia vita.
Ora lo snowboard, la mountainbike e il nuoto sono le mie attività fisiche preferite, le pratico e mi regalo un grande benessere, che mi ha rimesso in pista più di una volta.
Anche grazie ai miei sport ora posso affrontare meglio la vita.

Mondiali con papà.

14 giugno 2010

Oggi ho visto una partita dei mondiali di calcio in Sudafrica: Giappone – Camerun.
Il Giappone ha vinto 1 – 0.
Ho aderito ad un'offerta della TV Satellitare per poter vedere sia questa che tutte le altre partite del Campionato del Mondo di Calcio 2010.
Inizialmente non mi interessava spendere dei soldi per vedere le partite non trasmesse dalla TV nazionale, la RAI, poi ho pensato a mio padre, al fatto che è ammalato e che i suoi momenti di tranquillità li trascorre davanti alla TV, spesso guardando le partite di calcio. Questo poi potrebbe essere l'ultimo Mondiale che vede ...
Abbiamo visto la partita odierna in officina, grazie ad un vecchio televisore recuperato per l'occasione.
Mio padre non ha visto tutto l'incontro, ma quando era lì con me e i suoi operai, col sigaro in mano e lo sguardo all'insù verso lo schermo, l'ho visto sereno, rincuorato dalla nostra presenza, che gli ha fatto dimenticare per un po' la sua malattia e la trasfusione di domani ... almeno spero sia così.
Il dolore per la sua situazione mi ha fatto arrabbiare molto; mi sono distratto e non ho più pensato e agito con amore negli ultimi mesi.
Non ho capito che se sistemo la mia vita, aiuto anche lui e parecchio.
Non devo mollare ora, sarebbe un errore terribile.
Ogni momento è importante, sempre e per chiunque.
Devo usare il mio tempo, non posso farlo "solo" passare. La portata delle mie azioni e parole è davvero notevole, basta così poco per essere contenti e fissare un momento che è cibo per la vita.

domenica 24 gennaio 2010

Equilibrio.



Questa è la mia situazione oggi: un piede vuole partire, ma l'altro è costretto a restare ...
Dal 25 Dicembre al 4 Gennaio sono stato in Giappone col mio amore.
Ho conosciuto ancora meglio un paese che apprezzo e mi affascina sempre di più, anche grazie alla mia "M".
Sono felice, anche se la vita è troppo difficile per me.
Grazie "M", sei unica.