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giovedì 17 aprile 2008

Coda d'inverno.

Piove, piove a dirotto.
Questa coda d’inverno mi ha dato uno schiaffo profondo, insopportabile.
Oggi ho anche la gola in fiamme, mi sento a terra, spossato, svogliato, senza energie.
Chissà perché sento anche la mancanza di mia madre, del periodo prima che si ammalasse, quando eravamo ancora una famiglia.
Mi mancano i ritmi, i rumori, i tempi della mia famiglia che non c’è più.
Oggi sono riaffiorati ricordi, che a fatica ho cercato di sistemare.
Mi vengono in mente le ore prima della cena, dove la giornata si spegneva, si accendevano le finestre delle case, si tirava il fiato e ci si preparava a stare insieme a tavola, per cena, magari senza parlare, ascoltando la TV.
In quei momenti mi rendevo conto che facevo parte di qualcosa, che mi abbracciava, a volte forte, altre meno, dandomi un senso di protezione e completezza: la mia e solo mia famiglia.
Mai avrei pensato che si frantumasse, sotto i colpi di una malattia tanto maledetta quanto normale. Un dolore che ha cambiato, fintanto che è durato, lo scorrere del tempo, appropiandosi violentemente e repentinamente della nostra vita, costringendoci amaramente a fare i conti con noi stessi, a tirare fuori delle energie inaspettate, a versare delle lacrime fino allora sconosciute.
Un peso indicibile ci è piombato addosso, è penetrato dentro di noi e ci obbliga a sostenerlo per sempre. Di pesi così ne è piena la vita, è inevitabile, ma oggi il mio mi schiaccia a terra impietosamente.
Abbiamo occhi talmente trasparenti che lasciano passare tutto…troppo a parer mio.
Oggi i pensieri del dolore che ho visto e vissuto vorrei passassero in un istante, ma so che staranno con me per sempre e forse è giusto così.